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schizo emozioni

Schizofrenia: compromissione dell’elaborazione e del riconoscimento delle emozioni

I pazienti affetti da schizofrenia e da disturbi dello spettro autistico manifestano generalmente deficit nell’elaborazione e nel riconoscimento delle emozioni. Questo disturbo sembrerebbe essere importante in quanto associato ad una compromissione della vita sociale e ad una povertà comunicativa tipica di tali soggetti.

Al fine di identificare i meccanismi coinvolti in questo processo uno studio ha indagato il riconoscimento emotivo facciale da parte di pazienti schizofrenici, pazienti autistici ad alto funzionamento (i quali non presentano quindi alterazioni del linguaggio o deficit cognitivi) e volontari sani. Tali soggetti venivano esposti a volti che esprimevano tali emozioni. Sono stati utilizzati diversi gradi di difficoltà dei compiti e di complessità delle emozioni da riconoscere (emozioni di base, emozioni complesse espresse attraverso volto e occhi). Il campione consisteva in 19 partecipanti affetti da schizofrenia paranoide, 22 soggetti affetti da autismo ad alto funzionamento e 20 volontari sani di età compresa tra i 14 ed i 33 anni. Gli individui con schizofrenia paranoide erano paragonabili ad i volontari sani in tutte le misurazioni di riconoscimento emotivo ottenute dai risultati ma hanno mostrato una ridotta capacità visuo-percettiva di base. Il gruppo di autistici ad alto funzionamento presentava una compromissione nel riconoscimento delle emozioni di base e di quelle complesse rispetto al gruppo di pazienti schizofrenici ed ai volontari sani. Quando il riconoscimento dell’identità del volto è stato associato al riconoscimento emotivo le differenze tra i gruppi sono rimaste per le sole emozioni complesse. I risultati dello studio suggerirebbero la presenza di un sottogruppo schizofrenico con sintomi prevalentemente paranoici che non presenterebbe problemi di elaborazione delle emozioni e di riconoscimento dei volti ma solo deficit nelle abilità visuo-percettive. Lo studio, inoltre, confermerebbe la presenza di una compromissione nel riconoscimento facciale ed emotivo in pazienti autistici ad alto funzionamento (Sachse et al., 2014).

In un ulteriore studio pubblicato sono state valutate le capacità di riconoscimento emotivo facciale dei soggetti affetti da schizofrenia paranoide e non paranoide. Nello studio sono stati reclutati 44 pazienti affetti da schizofrenia paranoide e 30 pazienti schizofrenici di tipo non paranoide in associazione ad 80 volontari sani. Sono state presentate a tali pazienti facce di persone che esprimevano una differente intensità emotiva ed è stato calcolato l’indice di sensibilità ad ogni emozione. I risultati hanno mostrato che le prestazioni di elaborazione e riconoscimento emotivo differivano tra i gruppi schizofrenici ed i controlli sani nel riconoscimento sia di affetti negativi che positivi. In particolare il gruppo di pazienti schizofrenici di tipo paranoide ha presentato prestazioni peggiori rispetto al gruppo di volontari sani ma migliori rispetto al gruppo di pazienti affetti da schizofrenia non paranoide. Le prestazioni valutate differivano tra il gruppo di soggetti affetti da schizofrenia non paranoide ed i volontari sani nel riconoscimento di tutte le emozioni di base e dei volti neutri. Tra i due gruppi (schizofrenia paranoide e volontari sani) le prestazioni differivano nel riconoscimento di volti arrabbiati. Tra i due gruppi di pazienti schizofrenici le prestazioni differivano nel riconoscimento delle seguenti emozioni: felicità, rabbia, tristezza, disgusto ed affetti neutri. La compromissione del riconoscimento delle emozioni del volto nella schizofrenia può riflettere, pertanto, un deficit generalizzato piuttosto che un deficit specifico di una singola emozione. Il gruppo con schizofrenia paranoide ha effettuato prestazioni peggiori rispetto al gruppo di soggetti sani di controllo ma migliori rispetto al gruppo con schizofrenia non paranoide nel riconoscimento delle espressioni facciali. Ogni gruppo ha, inoltre, presentato caratteristiche differenti se considerate le singole emozioni (Huang et al., 2013).

I disturbi dello spettro autistico e la schizofrenia condividono un numero consistente di caratteristiche eziologiche e fenotipiche. In uno studio 34 pazienti con disturbo dello spettro autistico, 21 pazienti con schizofrenia e 26 soggetti sani di controllo sono stati reclutati per identificare le alterazioni globali e regionali del volume cerebrale. Non sono state individuate differenze significative nel volume globale della sostanza grigia o della sostanza bianca tra i gruppi. I dati regionali hanno riportato nei pazienti con disturbo dello spettro autistico rispetto ai soggetti di controllo un minore volume della sostanza grigia in alcune regioni cerebrali come l’amigdala, l’insula e la corteccia prefrontale mediale anteriore. Rispetto ai pazienti con schizofrenia i pazienti con disturbo dello spettro autistico mostravano un minore volume di sostanza grigia a livello dell’insula sinistra. Specifiche correlazioni positive sono state trovate tra capacità di mentalizzare e volume dell’amigdala sinistra nei disturbi dello spettro autistico e tra il comportamento allucinatorio ed il volume dell’ insula nei pazienti schizofrenici. I risultati dello studio, pertanto, suggerirebbero il coinvolgimento delle aree cerebrali sociali in entrambi i disturbi (Radeloff et al., 2014).

Riferimenti bibliografici:

Huang CL et al (2013). Are there differential deficits in facial emotion recognition between paranoid and non-paranoid schizophrenia? A signal detection analysis. Psychiatry Res. 209(3): 424-30.

Radeloff D et al (2014). Structural alterations of the social brain: a comparison between schizophrenia and autism. PLoS One. 9(9):e106539.

Sachse M et al (2014). Facial emotion recognition in paranoid schizophrenia and autism spectrum disorder. Schizophr Res.159(2-3): 509-14.

 

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

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Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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