Ansia: significato psicologico
L’ansia, in psicologia, viene considerata un fenomeno multidimensionale che coinvolge componenti cognitive, emotive, fisiologiche e comportamentali.
Il termine “ansia” deriva dal latino anxietas ed indica una sensazione di oppressione, angoscia, fastidiosa da tollerare. In ambito psicologico, l’ansia è un’emozione utile, adattiva perchè prepara l’individuo ad affrontare situazioni potenzialmente pericolose. Quando l’ansia diventa eccessiva, persistente e sproporzionata rispetto alla minaccia reale, può dare origine a un disturbo psicopatologico (American Psychiatric Association, 2013).
Qual è il significato dell’ansia in psicologia?
Dal punto di vista psicologico, l’ansia rappresenta una risposta anticipatoria a una minaccia percepita, immaginata o reale. C’è una differenza sostanziale con la paura, ovvero la paura è una risposta immediata a un pericolo presente mentre l’ansia è sempre orientata al futuro ed è strettamente correlata a processi cognitivi di previsione e valutazione del rischio (Beck & Emery, 1985).
L’ansia può essere interpretata come un segnale d’allarme che informa l’individuo della presenza di un possibile pericolo ma anche come un meccanismo motivazionale perchè favorisce la preparazione e l’adattamento. Si tratta di un’esperienza soggettiva complessa. L’ansia integra pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti di evitamento o adattamento.
Quali sono le componenti dell’ansia?
L’ansia ha una componente cognitiva che include pensieri catastrofici, anticipazione negativa e allerta nei confronti di stimoli minacciosi (Beck, 1976). Inoltre, ha una componente emotiva che si manifesta come tensione, irrequietezza, irritabilità e senso di apprensione. Nell’ansia fisiologica e patologica l’attivazione del sistema nervoso autonomo causa l’insorgenza di tachicardia, sudorazione, tensione muscolare e iperventilazione (Cannon, 1929).
La componente comportamentale dell’ansia comprende meccanismi di evitamento, fuga o ricerca di rassicurazioni. Tutte queste manifestazioni danno sollievo immediato ma, con il tempo, possono mantenere e rinforzare il quadro ansioso (Mowrer, 1947).
Da cosa deriva l’ansia?
Secondo la prospettiva psicoanalitica, l’ansia deriva da conflitti intrapsichici tra pulsioni, istanze dell’Io (la propria identità) e del Super-Io (le proprie figure genitoriali introiettate) (Freud, 1926).
Il comportamentismo, invece, interpreta l’ansia come una risposta appresa attraverso il condizionamento classico e operante. In pratica, gli stimoli neutri possono diventare ansiogeni se associati a eventi avversivi (Watson & Rayner, 1920).
Il modello cognitivo enfatizza il ruolo delle distorsioni cognitive e delle credenze disfunzionali nella genesi e nel mantenimento dell’ansia (Beck & Clark, 1997) mentre numerose ricerche neuroscientifiche evidenziano il coinvolgimento dell’amigdala, della corteccia prefrontale e dei sistemi neurotrasmettitoriali (serotonina, noradrenalina, GABA) (LeDoux, 2000).
Cosa differenzia l’ansia normale da quella patologica?
L’ansia normale è transitoria, proporzionata allo stimolo esterno o interno, funzionale all’adattamento. L’ansia patologica, invece, è intensa, persistente e interferisce con il funzionamento sociale, lavorativo e personale della persona che la sperimenta. I principali disturbi d’ansia includono il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo di panico, le fobie specifiche, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo ossessivo-compulsivo (American Psychiatric Association, 2013).
Come si cura l’ansia?
Il trattamento dell’ansia può includere interventi psicoterapeutici, farmacoterapia ed interventi psicoeducativi. Ogni cura va personalizzata e non è possibile curare definitivamente, da soli, un disturbo d’ansia. La comprensione del significato psicologico dell’ansia è fondamentale per ricercare una valutazione clinica accurata e un intervento terapeutico appropriato (Barlow, 2002). Un’analisi approfondita del significato psicopatologico dell’ansia contribuisce a migliorarne la prevenzione, la diagnosi e il trattamento.
Riferimenti bibliografici:
American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). Washington, DC: APA.
Barlow DH (2002). Anxiety and Its Disorders: The Nature and Treatment of Anxiety and Panic. New York: Guilford Press.
Beck, A. T. (1976). Cognitive Therapy and the Emotional Disorders. New York: International Universities Press.
Beck AT & Emery G (1985). Anxiety Disorders and Phobias: A Cognitive Perspective. New York: Basic Books.
Cannon WB(1929). Bodily Changes in Pain, Hunger, Fear and Rage. New York: Appleton.
Freud S (1926). Inhibition, Symptoms and Anxiety. London: Hogarth Press.
LeDoux J (2000). Emotion circuits in the brain. Annual Review of Neuroscience. 23: 155–184.
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Dott.ssa Tiziana Corteccioni
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