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fame emotiva o nervosa

Fame emotiva o nervosa: cause e rimedi ovvero come controllarsi davanti al cibo

Il cibo può essere utilizzato come sfogo, consolazione, compensazione di un vuoto lasciato da una difficoltà nella regolazione delle emozioni. In questi casi si può parlare di fame emotiva o nervosa o eating emozionale. Recenti ricerche hanno documentato solo la presenza di deboli associazioni tra assunzione di cibi o bevande specifiche ed aumento di peso o obesità nella popolazione generale. Nei soggetti obesi, infatti, cambiamenti nell’assunzione di nutrienti e nella composizione della dieta sembrerebbero provocare solo effetti modesti sulla variazione di peso.

Quali sono le cause della fame emotiva o nervosa? Una ricerca ha valutato gli effetti esercitati dallo stress percepito sulla qualità di sonno, l’aumento dell’appetito, il desiderio per determinati tipi di cibi e la minore motivazione allo svolgimento dell’attività fisica. La combinazione di tutti questi fattori può contribuire all’aumento del peso e all’insorgenza di obesità, probabilmente diminuendo l’efficacia degli interventi effettuati per perdere peso. La modifica dello stile di vita e la gestione dello stress psicologico, pertanto, possono svolgere un ruolo rilevante nel conseguimento di una soddisfacente perdita di peso in soggetti vulnerabili in sovrappeso o obesi (Geiker et al., 2017).
Un altro fattore chiave nel raggiungimento del peso ideale è la percezione adeguata del proprio stato ponderale, ritenuta necessaria per motivare l’intenzione alla perdita di peso ed il dimagrimento successivo nei soggetti in sovrappeso o affetti da obesità. Uno studio ha esaminato l’effetto indiretto della motivazione, basato sulla percezione del proprio peso, sul cambiamento del peso corporeo e sulla modifica del Body Mass Index (BMI) negli adolescenti in sovrappeso o obesi. I partecipanti alla ricerca erano 2664 adolescenti in sovrappeso o obesi. Dai risultati è emerso che l’81% delle femmine ed il 60,1% dei maschi avevano, con maggiore probabilità, una percezione corretta del proprio stato ponderale presentando una motivazione adeguata a perdere peso. Nei maschi con una percezione corretta la perdita di peso (valutata attraverso il BMI) è stata comunque più lenta nel tempo (Rancourt et al., 2017).

Un’altra ricerca ha esaminato l’errore di percezione del peso tra gli adolescenti in sovrappeso o obesi confrontando le caratteristiche demografiche ed i comportamenti correlati all’aumento di peso. I soggetti in sovrappeso ed obesi (BMI > 85 ° percentile) sono stati classificati in 2 gruppi: (1) percezione del peso scorretta o sottopeso; (2) accurata percezione del peso o sovrappeso. Tra gli adolescenti in sovrappeso, osservati dal 1999 al 2007, la percentuale complessiva dei soggetti con una percezione scorretta di peso variava tra il 29% ed il 33%. Nel 2007 il 23% delle ragazze in sovrappeso ed il 40% dei ragazzi in sovrappeso presentavano una percezione inadeguata del proprio peso corporeo. I soggetti di sesso maschile e femminile che presentavano una percezione accurata del proprio stato ponderale avevano maggiori probabilità di riferire problematiche relative al peso cercando di mantenerlo o perderlo, esercitandosi e mangiando meno per controllarlo, rispetto agli individui con una percezione scorretta. I soggetti maschi con una percezione scorretta del peso avevano meno probabilità di seguire i livelli consigliati di assunzione di frutta o verdura e lo svolgimento dell’attività fisica. Secondo questa ricerca quasi 3 adolescenti su 10 in sovrappeso non si considererebbero in sovrappeso. Quando effettuano una consulenza, pertanto, i medici dovrebbero considerare anche lo stato ponderale percepito da parte dei pazienti in sovrappeso o obesi (Edwards et al., 2010). Una percezione scorretta del proprio peso corporeo in associazione a disturbi psichici può rendere inutile qualsiasi tipo di dieta. Nei soggetti in sovrappeso e obesi sembrerebbe fondamentale conoscere lo stato emotivo che ha portato al raggiungimento del proprio peso corporeo, capire se si mettono in atto delle abbuffate, se il cibo viene utilizzato per nascondere un’insoddisfazione sottostante.
Come smettere di sfogarsi sul cibo controllando la fame emotiva o nervosa? Come controllarsi davanti al cibo comprendendo se si sta mangiando per consolarsi ovvero per trovare consolazione? Utile è intraprendere un percorso di psicoterapia analizzando il proprio stato emotivo, il rapporto con il cibo e la modalità con la quale l’alimentazione veicola le relazioni con il mondo esterno.

Riferimenti bibliografici:

Edwards NM et al (2010). Where perception meets reality: self-perception of weight in overweight adolescents. Pediatrics. 125(3): e452-8.

Geiker NRW et al (2017). Does stress influence sleep patterns, food intake, weight gain, abdominal obesity and weight lossinterventions and vice versa? Obes Rev. [Epub ahead of print].

Rancourt D et al (2017). Longitudinal impact of weight misperception and intent to change weight on body mass index of adolescents and young adults with overweight or obesity. Eat Behav. 27:7-13. [Epub ahead of print].

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

Psichiatra-a-Roma-e-Perugia-Psicoterapeuta-Tiziana-Corteccioni

Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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