coronavirus e salute mentale

Coronavirus: in evidenza una emergenza psicologica

L’isolamento dovuto al coronavirus sta favorendo l’insorgenza di vari disturbi psichici nella popolazione sana come riportato dai dati statistici.

Siamo nel bel mezzo di una pandemia da coronavirus (COVID-19, SARS-CoV-2) e di un’emergenza psicologica. Le preoccupazioni di se stessi, delle proprie famiglie, delle finanze e del lavoro sono schiaccianti per milioni di persone. Il coronavirus, quindi, ha potenzialmente delle gravi conseguenze psicologiche.

Il distanziamento sociale, inoltre, ha interrotto la nostra vita quotidiana. Per molti non c’è lavoro, non c’è tempo da trascorrere con le persone care, non esistono attività di svago e impegni accademici. I genitori con figli a casa segnalano frustrazione per difficoltà nel bilanciare il lavoro da casa con la didattica online. I medici in prima linea in questa emergenza senza precedenti, invece, riferiscono di non avere dispositivi di protezione adeguati preoccupandosi della possibilità di esporre le loro famiglie al SARS-CoV-2.

Molte persone sono diventate labili emotivamente, facilmente frustrate e arrabbiate. Si aggiungono, inoltre, incubi, stati d’ansia, insonnia e difficoltà di concentrazione.

Stiamo, infatti, assistendo ad un’epidemia nazionale di disturbo post-traumatico da stress (PTSD).

Il trauma, in questo caso, è la frattura reale o percepita con la vita. L’isolamento (creato volontariamente per “appiattire la curva” o rallentare la diffusione di COVID-19) è sia doloroso che stressante. Frustrazione, flashback di esperienze passate e di momenti della malattia sono riportati nei soggetti affetti da COVID-19 (Brooks, 2020).

Una percentuale significativa di operatori sanitari che trattano pazienti esposti a COVID-19 ha sintomi di depressione, ansia ed insonnia.

Di seguito alcuni dati dell’ emergenza psicologica. In un sondaggio condotto su oltre 1200 operatori sanitari in Cina, circa il 50% ha riportato almeno i sintomi di una lieve depressione. Il 14% dei medici e quasi il 16% degli infermieri hanno riportato sintomi depressivi moderati o gravi mentre circa il 34% del campione ha riferito insonnia.

Tra i soggetti a maggior rischio di sintomi depressivi e di ansia c’erano le donne.

Altri ricercatori hanno condotto un’indagine trasversale su 1257 operatori sanitari in 34 ospedali in Cina, incluso l’epicentro dell’epidemia, Wuhan.

Il 61% degli intervistati era infermiere, il 39% era medico, il 61% lavorava negli ospedali di Wuhan e il 42% era un operatore sanitario di prima linea impegnato nella diagnosi diretta, nel trattamento e nella cura dei pazienti con COVID-19.

L’indagine si è svolta tra il 29 gennaio e il 3 febbraio 2020, periodo in cui il totale dei casi confermati di COVID-19 nel paese aveva superato i 10.000.

La metà degli intervistati ha riferito sintomi di depressione, il 45% ha riferito sintomi di ansia, il 34% ha riferito sintomi di insonnia e circa il 72% ha riferito disagio psicologico.

Gli operatori sanitari in prima linea nell’emergenza avevano un rischio più elevato di sintomi depressivi, insonnia e stress (London, 2020).

Questi dati fanno presupporre l’inizio di una nuova epidemia, quella psicologica. E’ fondamentale, pertanto, rivolgersi in caso di necessità ad uno specialista.

Riferimenti bibliografici:

Brooks M (2020). COVID-19: ‘Striking’ Rates of Anxiety, Depression in Healthcare Workers. Medscape Psychiatry.

London RT (2020). Is COVID-19 Leading to a Mental Illness Pandemic?Medscape Psychiatry.

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