Doomscrolling: cosa significa e quando serve lo psichiatra
La ricerca compulsiva di informazioni, su pc, tablet e smartphone, può diventare un problema significativo per la salute mentale.
Per doomscrolling si intende l’abitudine compulsiva di scorrere notizie negative sui social media e su altre piattaforme online. Questo comportamento è più diffuso di quanto si possa pensare ed è favorito dall’uso pervasivo degli smartphone con conseguenze negative sulla salute mentale. Fare continuamente doomscrolling con il cellulare può favorire l’insorgenza di disturbi d’ansia, depressione e veri e propri sintomi d’astinenza quando non abbiamo a disposizione il pc o il cellulare.
Studi recenti indicano che l’esposizione prolungata a notizie negative amplifica i sintomi di ansia e depressione. Tutto questo si è accentuato in seguito all’epidemia da Covid-19 (Garfin et al., 2020). Il doomscrolling è spesso associato a un bisogno di controllo sulle incertezze della vita, ma in realtà può generare un circolo vizioso che accentua le insicurezze, peggiorando la qualità di vita.
L’aumento della connettività digitale ha reso notevolmente più difficile disconnettersi dai flussi di informazioni. Le piattaforme social incentivano il consumo continuo di contenuti, spesso tramite algoritmi che privilegiano le notizie che sono più emotivamente impattanti per gli utenti. Ciò crea un effetto di rinforzo negativo ovvero più una persona legge notizie negative, più sviluppa una visione pessimistica del mondo e diventa incline a cercare ulteriori notizie per confermare queste credenze.
Quali sono le conseguenze psicologiche del doomscrolling?
Il doomscrolling prolungato può alterare il funzionamento del sistema nervoso, attivando una risposta da stress cronico. L’esposizione costante a contenuti stressanti è correlata a un aumento del cortisolo, l’ormone dello stress, che a lungo termine può portare allo sviluppo di disturbi d’ansia e di depressione. Inoltre, lo stress cronico può interferire con il riposo notturno e la capacità di concentrazione. L’uso eccessivo di dispositivi elettronici prima di dormire, fenomeno strettamente legato al doomscrolling, può alterare il ritmo circadiano del sonno. La luce blu emessa dagli schermi riduce la produzione di melatonina, ostacolando il sonno e contribuendo alla stanchezza mentale.
Secondo lo studio di Charpentier et al. (2022) cercare informazioni quando si è ansiosi può aiutare a ridurre la sensazione avversa di incertezza e guidare il processo decisionale. Se le informazioni sono negative o confuse, tuttavia, questo può aumentare ulteriormente l’ansia. Le informazioni raccolte mentre si è in ansia possono quindi essere benefiche e/o dannose. L’ansia di tratto e indotta portano generalmente a un’alterazione selettiva nella ricerca di informazioni. Secondo la ricerca l’ansia amplificherebbe la tendenza a cercare di più informazioni in risposta a grandi cambiamenti nell’ambiente.
Quando il doomscrolling diventa un problema tale da richiedere l’intervento di uno psichiatra?
Sebbene il doomscrolling sia un comportamento comune, in alcuni casi può diventare un problema clinico. Un consulto psichiatrico può essere necessario quando il tempo dedicato al doomscrolling interferisce con la vita quotidiana (lavoro, relazioni, cura di sé). Bisogna, inoltre, chiedere aiuto quando si sviluppano ansia costante, attacchi di panico, depressione oppure quando il comportamento diventa eccessivamente assorbente, compulsivo e difficile da interrompere. Spesso ripetere il comportamento senza potersi fermare favorisce lo sviluppo di una visione del mondo eccessivamente negativa e catastrofica con conseguente evitamento di attività sociali o di altre forme di interazione reale.
Alcuni studi hanno paragonato il doomscrolling a una vera e propria dipendenza. L’incapacità di interrompere la lettura compulsiva di notizie negative, nonostante le conseguenze dannose, presenta analogie con le dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo patologico o la dipendenza dai social media.
Quali sono le strategie terapeutiche?
Quando il comportamento del doomscrolling diventa patologico si può intraprendere un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) utile per riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali legati al doomscrolling (Wells, 2019). Utili sarebbero anche le strategie finalizzate a ridurre l’ansia e migliorare la regolazione emotiva attraverso l’uso della mindfulness.
Nei casi più gravi, il supporto psichiatrico può includere l’uso di farmaci ansiolitici o antidepressivi per mitigare gli effetti negativi del doomscrolling sulla salute mentale.
Inoltre, approcci tecnologici come l’uso di app per la gestione del tempo trascorso davanti agli schermi e la disattivazione delle notifiche possono aiutare a ridurre l’impulso a controllare continuamente le notizie.
Riferimenti bibliografici:
Wells A (2019). Metacognitive therapy for anxiety and depression. Guilford Publications.
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Dott.ssa Tiziana Corteccioni
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