gioco d'azzardo

Gioco d’azzardo patologico: diagnosi e cura

Per gioco d’azzardo patologico (anche detto ludopatia) si intende l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo accompagnata generalmente da gravi ripercussioni sulle risorse finanziarie, da disagio psicologico e sociale.

I dati statistici americani riportano una prevalenza di tale disturbo in adolescenza negli uomini e nella fascia d’età compresa tra i 20 ed i 40 anni nelle donne. Tuttavia, a causa dell’estrema diffusione delle slot machines, dei videopoker e dei giochi d’azzardo online il disturbo si sta diffondendo ampiamente anche in altre fasce d’età della popolazione generale. In Italia la dimensione del fenomeno è difficilmente stimabile poiché non esistono studi esaustivi. Il 54% degli italiani (stimati intorno ai 60 milioni di persone) ha giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi 12 mesi. La stima dei giocatori d’azzardo “problematici” (cioè di coloro che giocano spesso investendo anche discrete somme di denaro senza sviluppare una vera e propria dipendenza patologica) varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale mentre la stima dei giocatori d’azzardo “patologici” varia dallo 0,5% al 2,2% (DPA, Ministero della Salute, 2012).

Il comportamento del giocatore d’azzardo patologico è ripetitivo e favorito da eventi stressanti. Il gioco viene generalmente considerato un metodo di fuga dai propri problemi personali o di conforto per risollevare l’umore. Il soggetto riferisce di essere eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo, rivive pregresse esperienze di gioco, valuta o pianifica la successiva impresa di gioco, escogita modi per procurarsi il denaro con cui giocare. L’individuo riporta numerosi tentativi di resistere e controllare l’impulso a giocare. Vengono riferiti un bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato e la presenza di uno stato di irrequietezza ed irritabilità quando si tenta di giocare meno o di smettere. Le perdite ricorrenti di denaro spingono il soggetto a giocare per rifarsi. Egli mente in famiglia e con gli altri per nascondere il grado di coinvolgimento nel gioco. L’estrema vergogna, infatti, determina la decisione del soggetto di non mettere a conoscenza nessuno dei propri problemi fino a quando non venga raggiunta una situazione finanziaria critica. Talvolta vengono riportati furti finalizzati ad ottenere denaro da giocare oppure viene messa a rischio una relazione importante, un lavoro, un’opportunità di formazione o di carriera a causa del gioco. L’individuo, infatti, decide di confidare negli altri affinché gli forniscano il denaro necessario per far fronte ad una situazione economica disperata, causata dal gioco.

Una valutazione specialistica della condizione clinica e della storia del soggetto permette di diagnosticare la presenza del gioco d’azzardo patologico. Esistono dei test specifici molto diffusi negli Stati Uniti, come il Gamblers Anonymous 20 Questions, che possono aiutare il clinico nella diagnosi. Il trattamento inizia quando la persona riconosce di avere un problema. I soggetti con questo disturbo, infatti, spesso negano di averlo e non richiedono alcun trattamento. A volte sono i familiari ad insistere e a convincere il paziente ad iniziare un percorso terapeutico. Tra le opzioni di trattamento non farmacologico si possono citare i gruppi di autoaiuto (che utilizzano una modalità di supporto al disturbo molto simile a quella degli Alcolisti Anonimi), la psicoterapia cognitivo-comportamentale individuale (sostituita eventualmente da quella di coppia o familiare) (Gould & Sanders, 2008). I farmaci utilizzati nel trattamento delle dipendenze o del disturbo ossessivo-compulsivo (antidepressivi, ansiolitici, stabilizzatori del tono dell’umore) possono essere utili. Ci sono, infatti, due modelli psicopatologici diffusi del disturbo: il primo lo considera appartenente all’area delle dipendenze ed il secondo allo spettro ossessivo-compulsivo. In realtà alcuni sottotipi sono caratterizzati da prevalente discontrollo degli impulsi e dipendenza mentre altri da prevalenti comportamenti ripetivi di gioco (Bianco et al., 2001).

La prognosi della patologia, come ogni dipendenza, può includere delle ricadute. La probabilità che queste si verifichino dipende dalla presenza di altre condizioni psicopatologiche associate come ansia, depressione, abuso/dipendenza da alcol o sostanze stupefacenti. Un ruolo fondamentale rimane rappresentato dalla prevenzione del disturbo che dovrebbe portare ad una riduzione della diffusione dei mezzi incentivanti il gioco d’azzardo (Gould & Sanders, 2008).

Riferimenti bibliografici:

Bianco et al (2001). Patological gambling: addiction or compulsion? Semin Clin Neuropsichiatry. 6 (3):167-76.

DPA, Ministero della Salute, 2012.

Gould CM, Sanders KM (2008). Impulse-control disorders. In: Stern TA, Rosenbaum JF, Fava M, Biederman J, Rauch SL, eds. Massachusetts General Hospital Comprehensive Clinical Psychiatry. 1st ed. Philadelphia, PA: Mosby Elsevier; chap 23.

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Psichiatra Psicoterapeuta Roma

Psichiatra e Psicoterapeuta.
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La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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