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trauma

Trauma emotivo: cos’è, come si manifesta e quando si cura con la psicoterapia

I soggetti esposti a traumi possono presentare un aumento della risposta emozionale dovuta alla relazione positiva tra la gravità dei sintomi psicopatologici presentati e la reattività dell’amigdala a stimoli neutri che ricordano o simboleggiano il trauma.

Dalle ultime ricerche emergono nei soggetti con trauma psicologico: una maggiore risposta cerebrale, in funzione della gravità dei sintomi, nelle regioni coinvolte nella regolazione emotiva (lo striato) e nelle aree di rappresentazione cognitiva delle emozioni (la corteccia occipitale o temporale) durante l’attivazione emotiva conseguente a condizioni neutre; una maggiore connettività tra l’amigdala, le regioni coinvolte nella regolazione emotiva (insula/caudato) e la rappresentazione cognitiva (corteccia temporale), in funzione della gravità dei sintomi durante l’attivazione emotiva a stimoli neutri.
L’amigdala e la corteccia frontale, inoltre, sarebbero maggiormente connessi alla corteccia parietale. Ciò spiegherebbe in parte la possibilità di disturbi percettivi. Questi dati indicano, inoltre, la necessità di una maggiore regolazione emotiva corticale, attraverso il giro frontale superiore, per fronteggiare i sintomi manifestati (White et al., 2014).

I giovani con comportamenti delinquenziali riferiscono spesso un’esposizione ripetuta a traumi. Uno studio effettuato attraverso l’impiego della risonanza magnetica funzionale, strutturale, ha valutato i profili cerebrali di 23 adolescenti con comportamenti antisociali e 20 ragazzi sani di controllo. I soggetti con comportamenti antisociali presentavano una minore densità della sostanza grigia, un ridotto volume dell’ippocampo sinistro, una riduzione della pars opercularis sinistra e della corteccia sopramarginale. Tali soggetti riportavano in anamnesi l’esposizione a numerosi eventi avversi, un numero superiore di traumi cumulativi, sintomi psicopatologici (come ad esempio pensieri intrusivi, insonnia subtotale, evitamento di fattori associati al trauma, irritabilità) e cognitivi (distraibilità, vuoti di memoria) da riferire ad un disturbo da stress post-traumatico. Le regioni anatomiche colpite possono spiegare in parte l’insorgenza dei sintomi. Tali dati possono suggerire la possibilità in questi soggetti di ritardi dello sviluppo neurologico legati a traumi ripetuti mentre il trattamento dei sintomi potrebbe comportare il recupero delle funzioni colpite (Lansing et al., 2016).

Il disturbo di personalità borderline è caratterizzato da difficoltà nel controllo degli impulsi e nella regolazione emotiva. Uno studio britannico, effettuato su 14753 uomini e donne di età superiore o uguale a 16 anni, ha valutato il comportamento violento autoriferito dai soggetti negli ultimi 5 anni (violenze ripetute ed incidenti) utilizzando il Structured Clinical Interview II Questionnaire.
La diagnosi categoriale di disturbo borderline di personalità è stata associata solo con la violenza del partner. Le violenze gravi con conseguenti lesioni e le violenze ripetitive erano associate con l’abuso di sostanze, l’ansia, il disturbo antisociale di personalità. Tuttavia la rabbia e l’impulsività erano indipendentemente associate a lesioni più violente, più gravi o ripetute, ideazione suicidaria e instabilità affettiva.
Negli individui diagnosticati con disturbo borderline di personalità, quindi, gli episodi di violenza sarebbero molto frequenti (González et al., 2016).

I pazienti con disturbo da stress post-traumatico (PTSD) presentano frequentemente sintomi dissociativi (esperienze soggettive di irrealtà, percezione di distacco dai propri pensieri o dal proprio corpo, disturbi della memoria) i quali, a volte, possono interferire con il successo del trattamento psicoterapeutico.

Secondo una recente ricerca la presenza di sintomi dissociativi durante le sessioni di psicoterapia ha manifestato un significativo miglioramento dopo le sedute di psicoterapia dialettico-comportamentale (Dialectical Behaviour Therapy o DBT). I pazienti con scarsi episodi di dissociazione durante il trattamento psicoterapeutico, invece, presentavano una risoluzione completa della sintomatologia dissociativa dopo le sedute. Questa relazione è emersa in modo coerente in tutti pazienti con PTSD associato o meno ad un disturbo borderline di personalità. La dissociazione durante le sedute di psicoterapia, pertanto, può ridurre il successo della psicoterapia focalizzata sul trauma (Kleindienst et al., 2016) portando alla necessità di un trattamento farmacologico integrato.

Riferimenti bibliografici:

González RA et al (2016). Borderline personality disorder and violence in the UK population: categorical and dimensional trait assessment. BMC Psychiatry. 16:180.

Kleindienst N et al (2016). State dissociation moderates response to dialectical behavior therapy for posttraumatic stress disorder in women with and without borderline personality disorder. Eur J Psychotraumatol. 7: 30375.

Lansing AE et al (2016). Cumulative trauma, adversity and grief symptoms associated with fronto-temporal regions in life-course persistent delinquent boys. Psychiatry Res. 254: 92-102.

White SF et al (2014). PTSD symptom severity is associated with increased recruitment of top-down attentional control in a trauma-exposed sample. Neuroimage Clin. 7:19-27.

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

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Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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