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Prevalenza dei disturbi mentali: quali sono i disturbi più comuni nella popolazione

I disturbi mentali sono comuni in tutto il mondo. Dagli studi di prevalenza emergono, però, differenze di genere soprattutto per quanto concerne l’accesso alle cure mediche che rappresenta un fattore importante per la prevenzione e la cura di tali patologie.

In molti studi epidemiologici le donne sembrerebbero consumare più psicofarmaci rispetto agli uomini. A 34204 soggetti, provenienti da 10 paesi europei, sono state effettuate domande relative al consumo a 12 mesi di farmaci antidepressivi, benzodiazepine, antipsicotici e stabilizzatori dell’umore. Sono stati considerati, inoltre, i criteri del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quarta edizione (DSM-IV) per determinare la prevalenza a 12 mesi dei disturbi dell’umore e dei disturbi d’ansia utilizzando la World Mental Health version of the World Health Organization Composite International Diagnostic Interview (WMH-CIDI), un’intervista diagnostica psichiatrica strutturata, al fine di effettuare una valutazione completa.
Dai risultati le donne di tutti i paesi europei esaminati erano state più propense ad usare farmaci psicotropi nei 12 mesi precedenti alla valutazione rispetto agli uomini. Questa relazione è rimasta significativa considerando le comuni variabili socio-demografiche (età, livello di reddito, stato di occupazione, istruzione e stato civile) e gli indicatori specifici per ogni paese. Le differenze di genere rimanevano per i disturbi dell’umore ma non per i disturbi d’ansia. Sia le donne che gli uomini aumentavano il consumo di psicofarmaci all’aumentare dell’età, al diminuire del livello di reddito e dell’uso abituale dell’assistenza sanitaria negli ultimi 12 mesi, senza differenze significative tra i sessi (Boyd et al., 2015).

In Polonia i soggetti affetti da disturbi mentali costituiscono una grande entità clinica: nel 2010 circa 1,5 milioni di persone hanno richiesto cure psichiatriche ambulatoriali mentre circa 200 mila individui sono stati trattati in regime di ricovero. Solo il 17% dei soggetti polacchi con disturbi mentali sono professionalmente attivi. Nonostante l’effetto negativo dei disturbi mentali sull’occupazione (a causa di una minore produttività, maggior assenteismo, aumento del rischio di incidenti sul luogo di lavoro), l’attività professionale può svolgere un ruolo chiave nella stabilizzazione di un disturbo mentale aiutando nella completa riabilitazione dei soggetti. L’opinione prevalente tra i datori di lavoro polacchi è che gli individui affetti da malattie mentali abbiano scarse capacità di svolgere un’ attività professionale e gli atteggiamenti sociali nei loro confronti tendono a basarsi sulla stigmatizzazione. L’analisi dei dati degli studi mostra un vantaggio evidente nel continuare l’attività lavorativa, soprattutto per i soggetti affetti da disturbi dell’umore o da schizofrenia, grazie ad una stretta collaborazione con le figure sanitarie in aggiunta alla partecipazione attiva di tali soggetti al processo di riabilitazione sociale e professionale (Cybula-Fujiwara et al., 2015).

Per quanto concerne i dati americani un’ attenzione sostanziale è stata rivolta ai bisogni di salute mentale delle donne e dei bambini da parte di ricercatori, educatori e professionisti in quanto rappresenterebbero figure vulnerabili nella società statunitense. Tuttavia lo stato di salute mentale degli uomini ed il suo conseguente effetto sulle famiglie o le comunità è spesso trascurato dagli assistenti sociali. Gli autori documenterebbero la prevalenza di disturbi mentali comuni nella popolazione femminile anche tra gli uomini statunitensi come disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e schizofrenia. Il problema particolare che gli uomini si trovano ad affrontare è la difficoltà nel ricercare aiuto per i loro disturbi. Dagli studi emergerebbe che aiutare a migliorare la salute mentale degli uomini è un fattore fondamentale in ambito sociale (Shafer & Wendt, 2015).

I disturbi mentali rappresentano la seconda causa di disabilità in Giappone. In uno studio sono state valutate la prevalenza nel corso della vita, la prevalenza a 12 mesi, la gravità ed il trattamento dei disturbi mentali in Giappone in base ai criteri diagnostici del DSM-IV. I dati sono stati ricavati dal World Mental Health Japan Survey, un’indagine condotta nel periodo che va dal 2002 al 2006.
Sono stati intervistati nella propria abitazione 4130 soggetti, selezionati in modo casuale da una lista di residenti giapponesi di età superiore ai 20 anni. E’ stata somministrata a tutti i partecipanti la WMH-CIDI. Dai risultati ottenuti la prevalenza nel corso della vita di eventuali disturbi mentali in Giappone si stimava pari al 20,3% mentre la prevalenza a 12 mesi pari al 7,6%. Le quattro categorie di disturbi mentali più comuni erano rappresentate dai disturbi d’ansia, disturbi da uso di sostanze stupefacenti, disturbi dell’umore e disturbi del controllo degli impulsi. All’interno delle categorie i disturbi più comuni erano rappresentati da abuso o dipendenza da alcool, il disturbo depressivo maggiore, fobie specifiche e disturbo d’ansia generalizzato. La prevalenza episodica di qualsiasi disturbo mentale è risultata maggiore per i maschi di mezza età mentre la persistenza di tali disturbi mentali nel tempo è risultata maggiore nelle donne e negli intervistati più giovani. Tra gli individui valutati a 12 mesi, il 15,3% dei disturbi è stato classificato come grave, il 44,1% come moderato ed il 40,6% come lieve. Il 21,9% degli intervistati aveva cercato di trattamento negli ultimi 12 mesi ma solo 37% dei casi gravi aveva ricevuto cure mediche.
Questi risultati suggeriscono una più bassa prevalenza dei disturbi mentali in Giappone rispetto a quella dei paesi occidentali, anche se la qualità delle patologie, i fattori di rischio e la scarsa ricerca di trattamento sono risultati simili a quelli di altri paesi (Ishikawa et al., 2015).

Le differenze di genere nell’uso di psicofarmaci riscontrate dagli studi europei potrebbero essere dovute alla persistenza dei disturbi mentali nelle donne e ad una minor richiesta di cure da parte degli uomini che comunque sembrano soffrire di tali disturbi al pari delle donne.

Riferimenti bibliografici:

Boyd A et al (2015). Gender differences in psychotropic use across Europe: Results from a large cross-sectional, population-based study. Eur Psychiatry. [Epub ahead of print].

Cybula-Fujiwara A et al (2015). [Employees with mental illness – possibilities and barriers in professional activity].Med Pr. 66(1): 57-69.

Ishikawa H et al (2015). Lifetime and 12-month prevalence, severity and unmet need for treatment of common mental disorders in Japan: results from the final dataset of World Mental Health Japan Survey. Epidemiol Psychiatr Sci. 1-13. [Epub ahead of print].

Shafer K & Wendt D (2015). Men’s mental health: a call to social workers. Soc Work. 60(2): 105-12.

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

Psichiatra-a-Roma-e-Perugia-Psicoterapeuta-Tiziana-Corteccioni

Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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