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gelosia patologica

Gelosia ossessiva come curarla e cosa fare se la gelosia patologica è un delirio di gelosia

La gelosia patologica generalmente comprende due disturbi: la gelosia ossessiva e il disturbo delirante di gelosia. Si tratta di disturbi mentali cronici ma abbastanza rari: la prevalenza stimata sembrerebbe essere inferiore allo 0,1%.
Il disturbo delirante di gelosia (detto comunemente gelosia delirante) è un disturbo dello spettro schizofrenico nel quale eventi banali vengono valutati con certezza incrollabile rappresentando una prova della correttezza del convincimento personale relativo a presunti tradimenti del partner. Tale disturbo va differenziato dalla gelosia ossessiva caratterizzata, invece, da sospetti eccessivi egodistonici, controllo compulsivo e desiderio di possesso del partner da parte di individui dotati generalmente di una scarsa autostima. I deliri di gelosia come quelli a carattere persecutorio si verificano soprattutto tra i maschi affetti da dipendenza da alcol. La gelosia ossessiva, invece, è prevalente tra le donne. Nella diagnosi differenziale devono essere esclusi altri disturbi mentali di tipo psicotico, gli episodi affettivi maniacali e le sindromi cerebrali organiche (Bogerts, 2005).

In uno studio datato 1991 la prevalenza del delirio di gelosia valutata su 8134 pazienti psichiatrici è stata dell’ 1,1%. I deliri di gelosia sembravano più frequenti nelle psicosi organiche (7,0%), nelle sindromi paranoidee (6,7%), nelle psicosi da abuso di alcol (5,6%) e nella schizofrenia (2,5%) mentre tra i disturbi affettivi il disturbo delirante di gelosia veniva riscontrato solo nello 0,1% del campione. Nella schizofrenia le donne avevano più probabilità di soffrire di gelosia delirante mentre nella psicosi da abuso di alcol gli uomini sembravano avere una maggiore probabilità rispetto alle donne di soffrire di questo disturbo (Soyka et al., 1991).

Il disturbo delirante di gelosia è stato anche denominato “sindrome di Otello” in base alle caratteristiche patologiche, morbose o erotiche ed alle implicazioni ad alto rischio di questo disturbo. Per questo sembrerebbe necessaria la formazione specifica di un gruppo di professionisti per realizzare una collaborazione finalizzata all’identificazione e al trattamento dei pazienti deliranti in modo da evitare possibili conseguenze tragiche associate alla “sindrome di Otello” (Miller et al., 2010).

Nonostante la grande prevalenza della gelosia delirante nelle sindromi cerebrali organiche poco si sa circa il ruolo di tale disturbo nelle demenze. Un recente studio ha valutato 208 pazienti ambulatoriali affetti da demenza con età media pari a 77 anni. La gelosia delirante è stata definita come la falsa credenza relativa all’infedeltà del coniuge. La prevalenza della gelosia delirante è stata valutata nei pazienti affetti da morbo di Alzheimer, demenza con corpi di Lewy e demenza vascolare. I pazienti con e senza gelosia delirante sono stati confrontati in termini di caratteristiche generali. Ogni paziente con gelosia delirante è stato intervistato insieme ad un proprio familiare relativamente alle caratteristiche cliniche della sindrome.
Dei 208 pazienti con demenza, 18 (l’8,7%) hanno presentato un disturbo delirante di gelosia. La prevalenza della gelosia delirante nei pazienti affetti da demenza con corpi di Lewy (26,3%) era significativamente più alta rispetto a quella dei pazienti con malattia di Alzheimer (5,5%).
Non sono emerse differenze significative tra i pazienti con e senza gelosia delirante in riferimento al genere, all’età, al livello di istruzione, alla presenza di altre persone conviventi con la coppia e al punteggio del Mini-Mental State Examination (ovvero un test effettuato per valutare le funzioni cognitive). La gelosia delirante è stata preceduta dall’insorgenza di malattie fisiche gravi in ​​quasi la metà dei pazienti. La gelosia delirante è andata in remissione completa 12 mesi dopo il trattamento in 15 dei 18 pazienti (l’83% del campione). Lo studio dimostrerebbe che, anche se la gelosia delirante è un problema considerevole nella demenza, la prognosi nei pazienti affetti da demenza sembrerebbe essere relativamente benigna (Hashimoto M et al., 2015).

Nonostante le differenze in termini sintomatologici sia il disturbo delirante di gelosia sia la gelosia ossessiva causano generalmente disagio significativo nella vita quotidiana e nelle relazioni intime dei pazienti comportando un aumentato rischio di abusi, omicidi e/o tentativi di suicidio. La gelosia delirante, essendo un disturbo psicotico, va trattata prevalentemente con antipsicotici, mentre la gelosia ossessiva, essendo un disturbo dello spettro ossessivo-compulsivo, va trattata con antidepressivi e ansiolitici in associazione alla terapia cognitivo-comportamentale. Indipendentemente dalla presenza o assenza di consapevolezza di malattia uno dei fattori chiave per la cura della gelosia patologica è la visita specialistica al fine di incrementare la motivazione dei pazienti all’esecuzione di un trattamento integrato comprendente interventi farmacologici e psicoterapeutici (Batinic et al., 2013).

Riferimenti bibliografici:

Batinic B et al (2013). Obsessive versus delusional jealousy. Psychiatr Danub. 25(3): 334-9.

Bogerts B (2005). [Delusional jealousy and obsessive love–causes and forms]. [Article in German]. MMW Fortschr Med. 147(6): 26, 28-9.

Hashimoto M et al (2015). Clinical features of delusional jealousy in elderly patients with dementia. J Clin Psychiatry. 76(6):691-5.

Miller MA et al (2010). Othello syndrome. Preventing a tragedy when treating patients with delusional disorders. J Psychosoc Nurs Ment Health Serv. 48(8): 20-7.

Soyka M et al (1991). Prevalence of delusional jealousy in different psychiatric disorders. An analysis of 93 cases. Br J Psychiatry. 158: 549-53.

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

Psichiatra-a-Roma-e-Perugia-Psicoterapeuta-Tiziana-Corteccioni

Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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