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nuovi disturbi alimentari

Vigoressia e ortoressia: caratteristiche cliniche e cura dei nuovi disturbi alimentari

Due disturbi alimentari emergenti, poco conosciuti, sono la vigoressia e l’ortoressia.
Attualmente un buon aspetto fisico è sinonimo di successo, salute e determinazione. Un disturbo alimentare finalizzato a raggiungere la forma maschile perfetta è la vigoressia ovvero l’ossessione per l’incremento della propria massa muscolare seguita generalmente da un regime dietetico iperproteico e da sessioni ripetute e/o prolungate in sala pesi. Tale stile di vita generalmente porta a trascurare le abituali attività sociali e/o lavorative. Uno studio ha valutato la gravità della vigoressia e la presenza di una “dipendenza da sala pesi” tra i frequentatori di palestra ed i culturisti. Nella ricerca è stato valutato il tempo di pratica culturista, la frequenza settimanale e le sessioni nel tempo. Il campione era composto da 151 frequentatori di sesso maschile di palestre (età media: 27.66 ± 6.54, BMI: 27.56 ± 5.03) e 25 bodybuilders (età media: 30.80 ± 5.54, BMI: 26.72 ± 4.24). I partecipanti hanno risposto alla Exercise Dependence Scale e al Muscle Dysmorphic Disorder Inventory. Dai risultati è emersa l’assenza di differenze tra i frequentatori di palestra ed i culturisti per quanto riguarda la diagnosi di vigoressia e la presenza di comportamenti di dipendenza. Il tempo delle sessioni di allenamento era correlato positivamente con la maggior parte delle dimensioni della dipendenza da esercizio fisico ed il gruppo classificato come dipendente da esercizio fisico era a rischio di soffrire di vigoressia grave. E’ stato accertato, pertanto, che sia i culturisti che i frequentatori di palestra possono soffrire di vigoressia e di dipendenza da esercizio fisico ma tali patologie sembrano essere più gravi, più frequenti tra i culturisti (Soler et al., 2013).

Per ortoressia si intende un comportamento alimentare caratterizzato da una dieta sana e molto rigida in base agli standard nutrizionali autoimposti. L’associazione a malnutrizione, la presenza di disagio soggettivo e/o di isolamento sociale conseguente a tale comportamento possono renderlo rilevante dal punto di vista clinico. Sono pochi i dati affidabili sui tassi di prevalenza di tale pratica alimentare (stimata intorno all’1-2% nella popolazione generale), pertanto, non è ancora possibile valutarne il significato (Barthels & Pietrowsky, 2012).
Il termine ortoressia nervosa (dal greco “orto”: corretto, giusto e “orexis”: appetito, desiderio) è un termine introdotto nel 1997 dal medico americano Steven Bratman ed è definito come “l’ossessione patologica per il mangiare sano”. Non sono stati ancora sviluppati dei criteri di classificazione chiari per l’ortoressia ed è presente un dibattito in corso per attribuirne l’appartenenza alla categoria dei disturbi alimentari o dei disturbi ossessivo-compulsivi. Studi epidemiologici potrebbero valutare meglio l’entità del problema clinico, la sua prevalenza ed i condizionamenti. I dati ottenuti potrebbero facilitare la verifica dei criteri di classificazione e aiutare a formulare criteri diagnostici specifici.
L’ortoressia nervosa ovvero patologica inizia quando la dieta diventa una via di fuga dalla vita, le attività quotidiane sono dominate dalla pianificazione, acquisto e preparazione dei pasti in base a criteri rigidi. Questo regime alimentare provocherebbe ansia e senso di colpa portando ad un ulteriore aumento della rigidità delle abitudini alimentari. Secondo Bratmann l’ortoressia nervosa è collegata ad una sensazione illusoria di sicurezza (prevenzione di eventuali malattie correlate ad abitudini alimentari scorrette), alla voglia di esercitare un pieno controllo sulla propria vita (eliminazione dell’ imprevedibile), “un conformismo nascosto” dove la filosofia di mangiare sano aiuta l’individuo, in un modo inconscio, a realizzare un modello, culturalmente accettato, di un perfetto aspetto fisico. Viene, inoltre, sottolineata da Bratmann, la presenza nell’individuo affetto da ortoressia nervosa della ricerca di valori spirituali e della propria identità attraverso un desiderio di auto-privazione (Janas-Kozik et al., 2012).

Uno studio ha analizzato il comportamento alimentare ortoressico in un campione di pazienti in trattamento ospedaliero per anoressia al fine di indagare la relazione tra comportamento alimentare anoressico e ortoressico.
Le pazienti anoressiche con comportamento ortoressico scarso (n = 29) e pronunciato (n = 13) sono state valutate insieme ad un gruppo di controllo composto da donne sane (n = 30) al fine di approfondire i diversi aspetti dei disturbi alimentari, la presenza di tratti ipocondriaci, la frequenza del consumo di cibo e l’adempimento ai bisogni psicologici di base in termini alimentari. Il comportamento alimentare ortoressico è stato valutato utilizzando il seguente test: Düsseldorfer Orthorexie Skala.
Il soddisfacimento di bisogni psicologici di base relativamente all’autonomia e alla competenza è risultato più elevato nelle anoressiche con comportamento alimentare ortoressico pronunciato rispetto alle pazienti con basso comportamento alimentare ortoressico. Le pazienti con pronunciato comportamento ortoressico, inoltre, mangiavano cibo sano a prescindere dal contenuto calorico. Nessuna differenza tra i gruppi in esame è stata trovata per i tratti ipocondriaci e i sintomi di disturbo alimentare in generale. Il comportamento alimentare ortoressico, quindi, sembrerebbe aumentare la percezione di sé, di un comportamento alimentare autonomo e competente, indicando la sua promettente utilità come una strategia di coping nelle pazienti anoressiche. Sono necessarie, però, ulteriori ricerche per verificare se questa tendenza nella strategia di selezione del cibo possa portare ad effetti positivi a lungo termine (Barthels et al., 2016).

Il trattamento di questi disturbi alimentari emergenti va valutato attraverso una visita approfondita da parte dello specialista in quanto entrambe queste patologie potrebbero essere associate ad altri disturbi psichici: l’ortoressia ad esempio potrebbe rappresentare una manifestazione clinica associata all’anoressia nervosa mentre la vigoressia potrebbe essere in comorbilità con un disturbo da dismorfismo corporeo o con un disturbo delirante somatico.
Le strategie terapeutiche consistono, a seconda del tipo e della gravità del disturbo, nella psicoterapia e/o nella terapia farmacologica.

Riferimenti bibliografici:

Barthels F et al (2016). Orthorexic eating behaviour as a coping strategy in patients with anorexia nervosa. Eat Weight Disord. [Epub ahead of print].

Barthels F & Pietrowsky R (2012). [Orthorectic eating behaviour – nosology and prevalence rates].[Article in German]. Psychother Psychosom Med Psychol. 62(12): 445-9.

Janas-Kozik M et al (2012). [Orthorexia–a new diagnosis?]. [Article in Polish]. Psychiatr Pol. 46(3): 441-50.

Soler PT et al (2013). Vigorexy and levels of exercise dependence in gym goers and bodybuilders. Rev Bras Med Esporte [online]. vol.19, n.5, pp.343-348.

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

Psichiatra-a-Roma-e-Perugia-Psicoterapeuta-Tiziana-Corteccioni

Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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