Raptus: significato e rilevanza in psichiatria
Il termine raptus non compare nei manuali diagnostici psichiatrici internazionali mentre azioni violente e impulsive possono essere associate a vari disturbi psichici, instabilità affettiva o stress ambientale.
Il termine raptus, spesso usato nel linguaggio mediatico, descrive in psicopatologia la presenza di impulsi improvvisi e privi di controllo che possono spingere un individuo a compiere azioni drastiche, talvolta violente o autodistruttive, con assenza totale di consapevolezza. Dal latino raptus (“rapimento”), il costrutto evoca l’idea di una sorta di “accecamento” o “annebbiamento” momentaneo della volontà (vocabolario Treccani). Tuttavia, la sua valenza clinica è complessa, spesso fraintesa o oggetto di dibattito scientifico.
Cosa significa avere un raptus in psichiatria?
Storicamente la psichiatria ha descritto il raptus come un impulso improvviso e incontrollato che, in conseguenza di uno stato di grave tensione, spinge a comportamenti rapidi e intensi, per lo più violenti. In questo senso, riguarderebbe atti di aggressione, episodi di fuga, gesti autolesivi o distruttivi senza apparente consapevolezza né premeditazione.
Nonostante questo termine sia usato spesso, non compare mai nei manuali diagnostici internazionali (DSM-5 o ICD-11) come entità nosografica autonoma.
Esistono disturbi psichiatrici caratterizzati da comportamenti impulsivi?
Il comportamento impulsivo è il nucleo concettuale che spesso sottende l’idea di raptus. Tale fenomeno è riconosciuto in psichiatria come un’azione rapida, non pianificata, priva di riflessione sulle conseguenze, ed è un tratto presente in diverse patologie psichiatriche, ad es. disturbi dell’umore, disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD), abuso di sostanze stupefacenti. Numerosi studi evidenziano che vari aspetti dell’impulsività possono essere misurati e posso essere associati a difficoltà nel controllo comportamentale o a reattività emotiva.
Quale significato hanno i comportamenti impulsivi in psichiatria?
L’impulsività è una dimensione psicopatologica che può interessare diversi disturbi mentali, ma assume significati diversi a seconda del quadro clinico.
Nel disturbo borderline di personalità l’impulsività rappresenta una risposta reattiva agli stati emotivi intensi ed è spesso utilizzata come modalità disfunzionale di regolazione emotiva.
Nel disturbo antisociale di personalità è invece legata a scarsa pianificazione e ridotta considerazione delle conseguenze.
Nel disturbo bipolare, l’impulsività aumenta soprattutto durante le fasi maniacali o ipomaniacali (Santana et al., 2022).
Nella Depressione Maggiore, emerge soprattutto nelle forme agitate, aumentando il rischio di tentativi di suicidio.
Nell’ADHD, infine, è una componente strutturale del disturbo, legata a un deficit delle funzioni esecutive e dell’inibizione della risposta.
Un esempio particolarmente studiato di difficoltà specifica nel controllo degli impulsi è il disturbo Esplosivo Intermittente (Intermittent Explosive Disorder, IED), una condizione clinica inclusa nei disturbi da controllo degli impulsi del DSM-5. In questo disturbo si osservano episodi di aggressività impulsiva sproporzionata rispetto alla situazione scatenante (ad es. scatti violenti, esplosioni di rabbia) che non sono meglio spiegati da altre condizioni neurologiche o psichiatriche. (Coccaro, 2012)
E’ giusto quindi parlare di raptus?
Nonostante l’uso comune di raptus nei media e nel linguaggio quotidiano per “spiegare” comportamenti violenti o improvvisi, la comunità scientifica psichiatrica contemporanea sottolinea che non esiste una condizione diagnostica formale chiamata raptus. Ciò che spesso viene descritto come tale è piuttosto la manifestazione di impulsività grave in un contesto clinico o interpersonale emotivamente intenso, che richiede un’attenta valutazione differenziale con disturbi mentali specifici (come IED o disturbi caratterizzati da disregolazione emotiva) (Il Giornale, 2024).
L’attribuzione di un atto violento a un raptus, come spiegazione causale, può essere fuorviante perché non riflette un deficit psicopatologico tale da giustificare tale comportamento, ma piuttosto esiti comportamentali che presentano a monte componenti temperamentali, disturbi di personalità, instabilità affettiva e stress ambientale.
In sintesi, il raptus in psichiatria non è una diagnosi codificata nei principali sistemi diagnostici; descrive atti impulsivi potenzialmente presenti in vari disturbi psichici; trova riscontro scientifico nello studio dei disturbi del controllo degli impulsi e nelle ricerche sull’impulsività dei disturbi dell’umore e comportamentali; va interpretato con cautela, per evitare semplicistiche etichette esplicative per comportamenti complessi.
Riferimenti bibliografici:
La scienza parla chiaro: il raptus non esiste, è solo una giustificazione. Il Giornale, 2024.
Definizione di Raptus. Vocabolario Treccani.
Segui la Dott.ssa Corteccioni sui Social
Ricerca articolo su patologia di interesse
News
Dott.ssa Tiziana Corteccioni
ULTIMI ARTICOLI
Raptus: significato e rilevanza in psichiatria
Il termine raptus non compare nei manuali diagnostici psichiatrici internazionali mentre azioni violente e impulsive possono essere associate a vari disturbi psichici, instabilità affettiva o…
Cobenfy®: quando arriva in Italia il nuovo antipsicotico
Xanomelina e cloruro di trospio sono i principi attivi del farmaco innovativo per il trattamento di schizofrenia e disturbo bipolare. Il trattamento di disturbi psichiatrici,…
Fidanzate AI gratis: benefici e conseguenze psicologiche negative
Le ragazze AI possono esercitare un effetto calmante e ridurre la solitudine percepita, ma allo stesso tempo rischiano di creare una dipendenza da relazioni virtuali….
Uso terapeutico della psilocibina e altre sostanze nella depressione
Alcune ricerche scientifiche promettenti hanno valutato l’efficacia della psilocibina e di altri psichedelici nella cura della Depressione Maggiore resistente ai trattamenti. La Depressione Maggiore farmaco-resistente …
