significato del rimandare

Procrastinare: significato in psicologia, quando diventa una patologia

Cosa significa rimandare nei soggetti non clinici ed in quelli con disturbo ossessivo-compulsivo?

 

La procrastinazione viene considerata da ricercatori e professionisti della salute mentale un comportamento disfunzionale che comporta una disabilità soggettiva. Non tutti i comportamenti di procrastinazione, però, sono dannosi o portano a conseguenze psicologiche negative. Nello specifico, infatti, esistono due tipologie di soggetti procrastinatori: i procrastinatori passivi ed i procrastinatori attivi.

I procrastinatori passivi sono procrastinatori nel senso tradizionale. Tali soggetti, quindi, appaiono paralizzati dalla loro indecisione ad agire e non riescono a completare i compiti in un tempo prefissato.

Al contrario, i procrastinatori attivi sono procrastinatori in senso positivo ovvero preferiscono lavorare sotto pressione e prendere decisioni che li spingono a procrastinare. I risultati delle ricerche attuali, pertanto, hanno mostrato che, sebbene i procrastinatori attivi procrastino nella stessa misura dei procrastinatori passivi, questi ultimi sono più simili ai non procrastinatori in ​​termini di uso intenzionale, controllo del tempo, credenze di auto-efficacia e risultati, incluso il rendimento scolastico (Chu & Choi, 2005).

Alcuni autori, inoltre, hanno esaminato il modo in cui l’orientamento temporale e il senso di arrivo della sera si relazionano alle due forme di procrastinazione sotto forma di indecisione e di forme di evitamento. I partecipanti ad una ricerca erano 509 adulti (età media = 49,78 anni). Questi ultimi hanno completato valutazioni di orientamento temporale, consapevolezza di cambiamento tra giorno e notte, procrastinazione decisionale (indecisione) e procrastinazione in qualità di evitamento. I risultati della ricerca hanno mostrato che la mattina era negativamente correlata alla procrastinazione di tipo evitante ma non alla procrastinazione decisionale (Diaz-Morales et al., 2008).

I partecipanti diagnosticati con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC): 39 donne, 26 uomini di età media uguale a 40 anni ed i loro familiari (11 donne, 7 uomini, età media uguale a 45 anni) hanno completato valutazioni standardizzate di ossessioni, compulsioni, procrastinazione decisionale (indecisione) e procrastinazione evitante. Tra i disturbi ossessivo-compulsivi, infatti, le ossessioni sembrerebbero significativamente correlate alla procrastinazione decisionale mentre le compulsioni alla procrastinazione decisionale ed evitante. Ciò emergeva, infatti, anche dalla suddetta ricerca. Rispetto ai familiari, inoltre, i soggetti affetti da DOC avevano riportato ossessioni, compulsioni e indecisioni significativamente maggiori, ma non procrastinazione motivata dall’evitamento.

I risultati della ricerca suggeriscono che gli individui con tendenze ossessivo-compulsive cliniche, in realtà, riporterebbero stati di indecisione. Tuttavia, gli individui clinici possono non differire in modo significativo dai campioni non clinici (ad esempio membri della famiglia) nella procrastinazione evitante (Ferrari & McCown, 1994).

Se la procrastinazione comporta difficoltà nel raggiungere i propri obiettivi ed una riduzione del funzionamento nelle attività quotidiane meglio chiedere il parere di uno specialista.

Riferimenti bibliografici:

Chu AH & Choi JN (2005). Rethinking procrastination: positive effects of “active” procrastination behavior on attitudes and performance. J Soc Psychol. 145(3): 245-64.

Diaz-Morales JF et al (2008). Indecision and avoidant procrastination: the role of morningness-eveningness and time perspective in chronic delay lifestyles. J Gen Psychol. 135(3):228-40. 

Ferrari JR & McCown W (1994). Procrastination tendencies among obsessive-compulsives and their relatives. J Clin Psychol. 50(2): 162-7.

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Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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