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Giovani e rischio di suicidio

In Italia il tasso di suicidio è pari al 4,7 per 100 mila abitanti ed è in aumento tra i giovani, maschi, di età compresa tra i 15 ed i 29 anni, specialmente al nord (dati OMS, 2014).

Negli Stati Uniti il suicidio è la seconda causa di morte tra le persone di età compresa tra 10-24 anni. Sono stati calcolati 5178 decessi in questa fascia di età nel 2012. Tra i metodi più usati si segnalano: armi da fuoco, soffocamento (compresa l’impiccagione) e l’avvelenamento (compresa overdose). Le tendenze dei tassi di suicidio variano in base al meccanismo utilizzato e alle fasce di età, con un aumento dei tassi di suicidi tra i giovani per soffocamento. Analizzando i dati relativi alla mortalità del Sistema Statistico Nazionale americano per il periodo 1994-2012 è emerso che durante il periodo 1994-2012 i tassi di suicidio per soffocamento sono aumentati, in media, del 6,7% e del 2,2% annuo, per le femmine e maschi, rispettivamente. Delle strategie di prevenzione del rischio suicidario sembrano necessarie per ridurre la probabilità di sviluppo di pensieri e comportamenti suicidari tra i giovani (Sullivan et al., 2015).

I disturbi mentali, specialmente se trascurati e non curati adeguatamente, possono portare a gesti autolesivi o a tentativi di suicidio. Tra le diagnosi più frequenti si possono segnalare la schizofrenia ed i gravi disturbi dell’umore. La buona conoscenza della sintomatologia di queste patologie e la loro identificazione può aiutare a prevedere e prevenire gran parte degli episodi di violenza verso se stessi o altri (Bouchard, 2015).

Gli individui che sviluppano disturbi depressivi sperimentano emozioni intense e si interrogano per capire cosa stia succedendo nella propria mente. Mentre l’esperienza vissuta è relativamente ben documentata in soggetti adulti ed anziani, molto meno si conosce sull’esperienza depressiva e sulle risposte emotive dei giovani. In uno studio viene esplorata proprio l’esperienza dei giovani con diagnosi di depressione. 26 giovani sono stati reclutati da un servizio di salute mentale e sono stati valutati attraverso interviste semi-strutturate ed interviste audio-registrate. Dai risultati è emersa una difficoltà nei giovani nel ricercare risposte protettive e la tendenza a mettere in atto risposte dannose che a volte possono metterli in pericolo di vita. Tra le risposte fornite si possono citare quelle dei giovani che lottano per dare un senso alla loro situazione, che si sentono avvolti da una spirale che li trascina verso il basso, che prediligono il ritiro sociale, che contemplano idee di autolesionismo o suicidio (McCann et al., 2012).

Uno studio ha esaminato l’importanza di due fattori di rischio di suicidio tra i giovani: il dolore mentale e la dissociazione fisica. I partecipanti reclutati erano 42 pazienti ricoverati dopo tentativi di suicidio, 36 pazienti ricoverati per rischio di suicidio e 45 partecipanti sani ovvero non clinici. Dai risultati è emerso che il gruppo di soggetti con tentativi di suicidio era caratterizzato da una tolleranza inferiore nei confronti del dolore mentale ed una maggior dissociazione fisica. I soggetti ricoverati per tentativi di suicidio con bassa tolleranza per il dolore mentale, in pratica, hanno mostrato un più alto livello di dissociazione dalle manifestazioni fisiche del dolore, con insensibilità ai segnali del corpo, rispetto agli altri pazienti ricoverati con livelli simili di tolleranza per il dolore mentale. La dissociazione fisica, pertanto, contribuirebbe in modo significativo alla probabilità di suicidio al di là del contributo del dolore mentale (Levinger et al., 2015).

Migliorare la comprensione del disagio emotivo dei giovani ed il suo trattamento attraverso servizi accessibili resta un importante obiettivo per l’intervento terapeutico e la gestione del rischio di suicidio (McCann et al., 2012). Mettere in pratica gesti impulsivi o tentativi di suicidio nella speranza di ridurre la propria sofferenza porta spesso i giovani a peggiorare la loro situazione, a non trovare la morte andando incontro a problematiche di salute fisica con ulteriore peggioramento della loro qualità della vita. Fondamentale appare, pertanto, contattare al più presto uno specialista al fine di curare il disagio emotivo e prevenire il rischio di comportamenti autolesivi.

Riferimenti bibliografici:

Bouchard JP (2015). [Mental disorders and dangerous acting out]. Soins Psychiatr. (296):12-6.

Levinger S et al (2015). The importance of mental pain and physical dissociation in youth suicidality. J Trauma Dissociation. 16(3):322-39.

McCann TV et al (2012). The experience of young people with depression: a qualitative study. J Psychiatr Ment Health Nurs. 19(4):334-40.

Sullivan EM et al (2015).Suicide trends among persons aged 10-24 years–United States, 1994-2012. MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 64(8):201-5.

 

 

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

Psichiatra-a-Roma-e-Perugia-Psicoterapeuta-Tiziana-Corteccioni

Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

Principali patologie trattate

  • Depressione Maggiore
  • Disturbo Bipolare
  • Attacchi di Panico
  • Disturbo d'Ansia Generalizzato
  • Fobia Sociale
  • Fobie Specifiche
  • Disturbo Ossessivo-compulsivo
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  • Disturbi Alimentari
  • Disturbi di Personalità
  • Schizofrenia

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