La Vitamina D3 ha un effetto antidepressivo?
L’effetto antidepressivo della vitamina D3 non è paragonabile a quello degli antidepressivi ma resta comunque rilevante soprattutto nei soggetti con carenza e nei trattamenti a breve termine.
Recenti evidenze scientifiche, tratte da meta-analisi e studi randomizzati realizzati dal 2023 al 2025, suggeriscono un effetto modesto ma significativo della vitamina D3 nella riduzione dei sintomi depressivi, soprattutto nel breve termine e in soggetti con carenza. Tuttavia, non si possono paragonare gli effetti della vitamina D3 a quelli degli antidepressivi poichè i risultati rimangono eterogenei, con variazioni significative in base alla durata dell’intervento, al dosaggio e alle popolazioni studiate.
La vitamina D3 riduce leggermente i sintomi depressivi
Secondo una meta-analisi del 2024, con 31 trial (24.189 partecipanti), ogni incremento di 1000 IU/die di vitamina D₃ riduce leggermente i sintomi depressivi, con effetti più marcati nei soggetti già depressi e al dosaggio massimo di 8000 IU/die. Gli effetti si presentavano più evidenti nel breve periodo (≤24 settimane) rispetto a durate superiori (Ghaemi et al., 2024).
Anche l’analisi di Wang et al. (2025) ha mostrato un miglioramento significativo dei sintomi depressivi associato alla supplementazione di questa vitamina confermando un beneficio moderato.
Ci sono evidenze limitate negli anziani
Il lavoro di Fu et al. (2024), che si rivolge a pazienti anziani, non ha trovato un beneficio significativo sui sintomi depressivi dalla somministrazione di vitamina D3. Nella popolazione anziana l’efficacia dipenderebbe da più variabili: livelli di vitamina D basali, dosaggio, genere e presenza di sintomi depressivi iniziali.
La ricerca sugli adolescenti
Uno studio randomizzato controllato di Satyanarayana e colleghi (2024) ha evidenziato che 2250 IU/die di vitamina D₃ per 9 settimane possono ridurre significativamente i punteggi della depressione valutati attraverso la scala BDI-II rispetto al gruppo controllo.
Carenza di vitamina D come fattore critico
Uno studio del 2024 (Bassett et al.) ha suggerito che la supplementazione può avere effetti protettivi solo nei soggetti con livelli di vitamina D molto bassi, mentre non mostrerebbe benefici nella popolazione generale.
Differenze tra isoforme D₂ e D₃
Huang e colleghi (2025), analizzando dati di popolazione adulta, hanno valutato che alti livelli di vitamina D₃ erano associati a minor rischio di sintomi depressivi, mentre la presenza di vitamina D₂ elevata era legata a un maggiore rischio, anche dopo aggiustamenti per fattori confondenti.
I dati scientifici più recenti, pertanto, confermano un potenziale effetto antidepressivo della vitamina D₃, soprattutto in pazienti con deficit vitaminico e sintomi depressivi preesistenti. Gli effetti benefici si sono osservati con trattamenti a breve termine e con dosaggi elevati (fino a 8000 IU/die). Buoni sembrerebbero i risultati della somministrazione vitaminica ad adolescenti mentre, nella popolazione anziana o senza carenza conclamata, gli effetti benefici sarebbero modesti.
Inoltre, le differenze tra vitamina D₂ e D₃ suggeriscono che l’isoforma utilizzata può essere rilevante. I meccanismi biologici implicati restano simili a quelli precedentemente descritti (modulazione della serotonina, azione anti-infiammatoria, neuroprotezione), ma i nuovi dati rafforzano l’importanza della selezione dei pazienti da sottoporre al trattamento.
Riferimenti bibliografici:
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Dott.ssa Tiziana Corteccioni
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