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paura dei buchi sulla pelle

Tripofobia, la paura dei buchi sulla pelle: diagnosi e cura

La fobia specifica di buchi sulla pelle o eruzioni cutanee può essere valutata tramite un questionario specifico e trattata da uno specialista. 

 

Le fobie sono paure irrazionali e persistenti di determinati oggetti o situazioni. Negli ultimi 10 anni migliaia di persone hanno affermato di essere interessate alla tripofobia che letteralmente significa “paura degli oggetti con piccoli buchi”. In ambito psicologico, quindi, la tripofobia rappresenta la paura di buchi, dossi o noduli raggruppati sulla pelle. La relazione speciale con l’ambito della dermatologia, infatti, deriva dall’eventuale presenza di tali alterazioni in alcune malattie della pelle. I pregiudizi e la percepita natura contagiosa di tali malattie della pelle spesso causano stigma pubblico in questi individui (Wagner et al., 2018).

Ricerche recenti, però, suggeriscono che le persone tripofobiche non temono i buchi ma le immagini di fori raggruppati le quali condividono caratteristiche visive di base con organismi velenosi portando alla luce una paura non conscia. Gli stimoli tripofobici, infatti, sembrerebbero associati a disagio nei bambini. Tale angoscia, però, sembrerebbe correlata alle tipiche caratteristiche visive e alle proprietà del modello utilizzato piuttosto che ad altre associazioni non consce con animali velenosi (Can et al., 2017).

Alcuni ricercatori, inoltre, hanno eseguito un’analisi spettrale su una varietà di immagini che inducevano la tripofobia. La scoperta è stata che gli stimoli avevano una composizione spettrale tipicamente associata a immagini visive scomode, in particolare energia ad alto contrasto, a frequenze spaziali di media distanza. Una gamma di animali potenzialmente pericolosi, infatti, possiede questa caratteristica spettrale. Sebbene le persone affette da questa fobia non siano consapevoli di tale associazione, la paura si manifesterebbe perché gli stimoli tripofobici condividono caratteristiche visive di base con organismi pericolosi (caratteristiche che sono di basso livello, facilmente calcolabili e quindi determinanti una rapida risposta non conscia) (Cole & Wilkins, 2013).

Come si diagnostica la tripofobia? Una scala sintomatica può essere utilizzata per identificare gli individui che sperimentano avversione indotta dalle immagini di gruppi di oggetti circolari. Tale scala ha il nome di Trypophobia questionnaire (TQ) e si basa su segnalazioni di vari tipi di sintomi. I punteggi del TQ prevedono il disagio causato da immagini temute, ma non da immagini neutre o spiacevoli. Usando il filtro delle immagini può essere ridotta l’energia in eccesso alle frequenze spaziali di fascia media associate ad immagini tripofobiche e scomode.

Rispetto alle immagini tripofobiche non filtrate, il disagio delle immagini filtrate sperimentate da osservatori con punteggi del TQ elevati era inferiore a quello riscontrato con immagini di controllo e da osservatori con punteggi del TQ bassi. Alcuni ricercatori, inoltre, hanno scoperto che gruppi di oggetti concavi (fori) non inducono un disagio significativamente maggiore rispetto a gruppi di oggetti convessi (con rilievi) suggerendo che la fobia coinvolgerebbe immagini con un particolare profilo spettrale piuttosto che gruppi di fori di per sé (Le et al. 2015).

Come si cura la tripofobia? Rivolgendosi ad uno psichiatra psicoterapeuta è possibile iniziare un percorso psicoterapeutico e/o una terapia farmacologica a seconda della condizione clinica.

Riferimenti bibliografici:

Can W et al (2017). Is Trypophobia a Phobia? Psychol Rep.120(2):206-218. 

Cole GG & Wilkins AJ (2013). Fear of holes. Psychol Sci. 24(10):1980-5.

Le AT et al (2015). Assessment of trypophobia and an analysis of its visual precipitation. Q J Exp Psychol (Hove). 68(11): 2304-22. 

Wagner et al (2018). Trypophobia, skin, and media. Dermatol Online J. 24(11).

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

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Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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