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quando una persona non vuole curarsi

Quando una persona non vuole curarsi: come aiutare a farsi curare chi non vuole essere aiutato

Non tutti i soggetti affetti da un disturbo psichico decidono di curarsi. La malattia mentale è considerata da molti una manifestazione di debolezza, un disagio da vincere da soli e la richiesta di aiuto ad uno specialista viene percepita spesso come una sconfitta, una carenza di volontà. Ricerche hanno dimostrato che, tra la popolazione generale, è diffusa la messa in atto di una distanza sociale nei confronti di persone con malattie mentali. Questo allontana ancora di più l’individuo con sofferenza psicologica dall’inizio della cura più appropriata alla sua condizione clinica. In una ricerca sono stati intervistati complessivamente 207 soggetti affetti da una sindrome depressiva non curata. La presenza di cause mediche, traumi infantili o alterazioni comportamentali sono stati associati alla percezione di uno stigma personale più forte con conseguente aumento dell’ansia (Stolzenburg et al., 2017).

Cosa succede nella mente di una persona quando non vuole curarsi? La presenza di un disturbo psichico implica frequentemente una manifestazione di profonda vergogna. Il ruolo della vergogna nello sviluppo e nel mantenimento del disagio psicologico degli adulti è molto comune, ad esempio, nei soggetti con disabilità intellettive lievi o moderate. Tuttavia il problema è stato studiato relativamente poco. Diverse ricerche hanno implicitamente o esplicitamente studiato il ruolo della vergogna in questi soggetti. I risultati degli studi attribuirebbero alle persone con disabilità intellettive lievi o moderate maggiori difficoltà sociali con manifestazioni di vergogna sia esterna sia interna le quali sembrerebbero essere correlate ad un crescente disagio psicologico. Le esperienze di vergogna possono avere un impatto negativo significativo sulla sfera personale e su altri processi di confronto sociale strettamente collegati al livello di autostima ed al benessere emotivo. La vergogna, quindi, può essere considerata un fattore chiave per lo sviluppo e/o il mantenimento del disagio psicologico e dei successivi problemi di salute mentale in alcuni adulti con disabilità intellettive lievi o moderate (Clapton et al., 2017).

Come convincere un malato mentale (ad esempio un soggetto bipolare, schizofrenico paranoide, una persona depressa) a curarsi se non vuole farsi curare? Si può aiutare chi non vuole essere aiutato ad andare dallo psicologo o dallo psichiatra? Tutti i comportamenti di vicinanza finalizzati alla riduzione della vergogna percepita dal soggetto sicuramente possono contribuire a tale scopo anche se non danno la certezza della manifestazione di una richiesta di cura da parte del soggetto. Esperienze di stati affettivi negativi, come la vergogna, infatti, possono aumentare il rischio di soffrire di sintomi dissociativi aggravando lo stato psicologico. Usando delle vignette uno studio ha provato ad indagare il contrario ovvero se le esperienze di dissociazione nel contesto di varie relazioni interpersonali elevassero o meno la vergogna. 269 adulti hanno compilato questionari online e sono stati assegnati in modo casuale a vignette che descrivevano dissociazione o tristezza in tre diversi contesti di relazione: (1) con un conoscente; (2) con un amico intimo; (3) quando in solitudine. I partecipanti hanno quindi completato domande valutando emozioni, l’adattamento a vergogna o colpa e le risposte comportamentali alla vergogna. Un aumento della vergogna risultava evidente quando la dissociazione avveniva in presenza di un amico intimo ma non negli altri contesti valutati. I partecipanti hanno comunque segnalato una maggiore inclinazione a stare con un caro amico raccontando esperienze di dissociazione e tristezza. Dai risultati di questa ricerca la vergogna sembrerebbe evocata unicamente quando l’esperienza dissociativa si verifica con un amico intimo. Esisterebbe, inoltre, una relazione bidirezionale contestualizzata tra dissociazione e vergogna nella quale la vergogna sembra attivare la dissociazione e la dissociazione, nel contesto di una relazione amicale, sembra evocare la vergogna (McKeogh et al., 2017).

Riferimenti bibliografici:

Clapton NE et al (2017). The role of shame in the development and maintenance of psychological distress in adults with intellectual disabilities: A narrative review and synthesis. J Appl Res Intellect Disabil. [Epub ahead of print].

McKeogh K et al (2017). The activation of shame following dissociation in the context of relationships: A vignette study. J Behav Ther Exp Psychiatry. 59: 48-55.

Stolzenburg S et al (2017). Associations between causal attributions and personal stigmatizing attitudes in untreated persons with current mental health problems. Psychiatry Res. 260: 24-29.

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Dott.ssa Tiziana Corteccioni

Psichiatra-a-Roma-e-Perugia-Psicoterapeuta-Tiziana-Corteccioni

Psichiatra e Psicoterapeuta.
Riceve a Roma e a Perugia.

La Dott.ssa Tiziana Corteccioni è un Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta ad orientamento clinico cognitivo comportamentale. Collabora con l'Associazione di Clinica Cognitiva, sede di Roma.

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